La mia prima esperienza come imprenditrice è stata con la creazione de La Buttiga, birrificio artigianale di Piacenza
Tanti anni fa, ho affiancato il mio compagno nella creazione, da zero, di un birrificio artigianale, in una città di provincia, con la nebbia.
Era Matteo l’imprenditore della situazione, perché io ero più occupata nella gestione dei figli piccoli, ma con il fatto che lo aiutavo, piano piano, anch’io, senza rendermene conto, ho sviluppato una mentalità da imprenditrice che non mi ha più lasciata, anche quando in seguito mi è capitato di lavorare come dipendente.
Creare da zero un birrificio artigianale in una città di provincia, con la nebbia – e con le autorità competenti che chiedevano a noi di aiutarle a controllarci, perché per loro era la prima esperienza del genere – non è stato come fare una passeggiata al parco, ma ce l’abbiamo fatta.
Mentre Matteo studiava e si formava su testi americani di craft brewing e homebrewing, andava a conoscere da vicino le realtà italiane più promettenti, creava ricette geniali, e si alzava alle quattro del mattino per andare a fare la “cotta”, io mi occupavo della parte amministrativa e commerciale del birrificio, della gestione dei clienti, del sito e dei social, dell’organizzazione di eventi.
E naturalmente, anche del “controllo qualità” dei prodotti – qualcuno doveva pur farlo!
Ogni ricetta nuova creata da Matteo aveva bisogno di essere valutata attentamente, così come ogni lotto di produzione richiedeva di essere monitorato nella sua evoluzione.
In quegli anni, due splendidi bambini – Sofia e Nicola – ci avevano scelto come genitori. E noi, onorati da tanto coraggio di queste creature, li abbiamo omaggiati con due birre a loro dedicate: la Sophia e la Kolja, rispettivamente una Sweet Stout e una Strong Scotch Ale con il pepe rosa.
La Buttiga è nata (anche) come pretesto per creare una community intorno a un bicchiere di buona birra, sana e naturale. L’intento è riuscito alla grande, con soddisfazione nostra e dei nostri affezionati clienti, che venivano in birrificio per le birre, per l’atmosfera e per la compagnia.
Con il tempo è diventata un’impresa straordinaria, che abbiamo poi venduto nel 2012 a quattro baldi giovani molto ben inseriti nella città con la nebbia, che hanno portato il marketing serio in birrificio, quello che dice “bevi come un toro”.
Se avessimo avuto un’assistente virtuale, o meglio se avessimo avuto una Natural Digital Assistant, quando gestivamo La Buttiga, il primo birrificio artigianale di Piacenza, Matteo ed io ci saremmo potuti concentrare meglio su quello che facevamo davvero bene.
Due cose sapevamo fare davvero bene, anzi benissimo, modestamente.
La prima era fare un’ottima birra artigianale (Matteo – io no – io mi occupavo solo del controllo qualità).
La seconda, era fare stare bene le persone, con la scusa di assaggiare, commentare o regalare una birra artigianale, fatta con ingredienti di prima scelta.
Siamo riusciti a farlo lo stesso, abbiamo dato vita a una community di persone appassionate che amavano le nostre birre e la nostra compagnia, continuando a essere creativi e a sperimentare nuove ricette, nuovi ingredienti e nuovi abbinamenti.
Ma se avessimo avuto un’assistente digitale, sarebbe stato tutto più semplice, veloce, focalizzato.
Un’assistente digitale ci avrebbe permesso di concentrarci su ciò che facevamo davvero bene e che portava valore, sia economico che umano, al nostro business.
Avremmo avuto bisogno di una Natural Digital Assistant, che oltre ad occuparsi di lavori digitali da remoto, lo avrebbe fatto con umanità e partecipazione, collaborando alla riuscita del nostro business, diventando parte attiva del nostro team. Delegare a lei alcune delle attività di cui ci dovevamo occupare, ci avrebbe aiutato a mantenere alta la creatività, la motivazione, il benessere fisico e mentale.
Le avremmo potuto delegare la gestione di Facebook (che al tempo era agli inizi e creando contenuti utili e di valore si poteva davvero fare la differenza), la creazione di articoli per il blog (c’era tanto da dire su quel meraviglioso mondo della birra artigianale che stava letteralmente esplodendo in Italia).
Ma non solo: anche la cura della mailing list, per dare vita a un email marketing strutturato e strategico, il supporto nell’organizzazione di eventi in birrificio e nei locali che vendevano le nostre birre, la gestione della contabilità e dei rapporti con la dogana (sulle birre si paga l’accisa e si è sottoposti a controlli rigorosi), la creazione di materiale pubblicitario per raccontare le nostre birre.
Fare l’imprenditore è anche questo: capire quando è il momento di delegare, che cosa delegare, a chi delegare.
Nel mio lavoro oggi di assistente virtuale per professionisti, piccole imprese e startup, porto anche la mia esperienza di imprenditrice e la sensibilità nel comprendere che cosa significa davvero oggi, in Italia, “intraprendere” un’attività.
So benissimo che cosa si vive quando è arrivato il momento di fare il salto di qualità ed espandere il proprio business, conosco bene i dubbi e le paure che ti assalgono quando senti che è ora di delegare alcune delle attività che hai sempre fatto tu.
So di che cosa parli, quando racconti le gioie e i dolori di lavorare in proprio.



